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Le montagne della Basilicata a Guardia Perticara

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G
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Descrizione
Le montagne della Basilicata misurano il tempo con la lentezza della clessidra. Orizzonte dopo orizzonte svelano storie e tesori che pochi ricordano ... . Si può scegliere se stare in basso, lungo le lente fiumare che portano al mare, o salire in alto e assecondare i crinali. Il paesaggio affascina. Non è mai monotono. Le pieghe dei versanti, i valloni e le creste danno l’idea di una sempiterna lotta fra una natura selvatica e l’uomo addomesticatore. Ora accade che, di tanto in tanto, su queste montagne appaiano nuovi segni, di cui non sappiamo esprimere un giudizio. Sono enormi piloni che reggono pale rotanti, come gli artigli di un eroe dei fumetti giapponesi. Sono moderni mulini a vento. Sono le pale eoliche. Aiutano a diversificare le fonti energetiche, ma sono anche una vistosa presenza nel paesaggio. Occorre vederli da vicino.L’itinerario prende le mosse da Guardia Perticara per recarsi al vero punto di partenza, sulla dorsale montuosa che sovrasta l’abitato dividendo la valle del torrente Sauro, a mezzogiorno, dalla valle della Fiumara di Gorgoglione, a settentrione. In mountain-bike si sale, con moderata pendenza, lungo la ex-statale 103 ‘di Val d’Agri’, declassata a provinciale, con splendide vedute sulla piana del Sauro che tende verso il fiume Agri e quindi verso il Mar Ionio. Si avvicinano le pale eoliche che costellano il crinale facendo da costante per tutto il percorso. Superato di poche decine di metri il cippo in pietra del chilometro 96, a quasi 1000 metri d’altezza, si abbandona la statale e si segue, verso destra, una strada malamente asfaltata e abbandonata. Si tratta dell’originario tracciato della statale: la variante, che abbiamo lasciato, supera il crinale e si porta sull’opposto versante. Si continua senza più salire, nel silenzio di una strada battuta dalle greggi. Dopo un paio di chilometri si giunge presso un’officina meccanica e con un ripido tornante si torna sulla statale in uso (qui, tenere a destra), affacciandoci per la prima volta sulla valle della Fiumara di Gorgoglione. Altri lunghi crinali disegnano l’orizzonte e degradano verso il mare; il compatto borgo di Gorgoglione segna il paesaggio, assieme alle macchie boschive e al fitto intreccio dei coltivi. Gorgoglione è paese noto per la pietra arenaria dalla quale è nata l’arte degli scalpellini. Dopo poco la strada torna sul versante a mezzogiorno. Siamo sempre vicini al crinale alternando tondeggianti cocuzzoli a brevi insellature dove s’infila la strada. Dopo una curva si stacca, a sinistra, la diramazione verso il santuario della Madonna del Pergamo (indicazione ‘campo sportivo): seguiamola e affrontiamo una breve rampa in salita, poi il percorso si fa agevole a fianco di un riposante paesaggio di prati e coltivi, punteggiato da annose querce. Il santuario, di cui si hanotizia dal 1082, sorge su una collinetta ed è una piccola costruzione intonacata di bianco con un campaniletto a vela e un portico posticcio. Il luogo si anima il 12 giugno quando, in solenne processione con un carro adorno di fiori e trainato da buoi, la statua lignea della Madonna vi viene qui temporaneamente trasferita dalla Chiesa Madre di Gorgoglione. Ora si continua sulla strada che scorre sotto l’edificio sacro, sempre lungo il crinale. Più avanti si lascia l’asfaltoe si scende ripidamente verso valle. Con una secca curva a destra si arriva a un’area di sosta con una fresca fontana, appena sopra una strada provinciale. Si imbocca la rotabile verso destra iniziando il tragitto di ritorno con una lunga ma abbordabile salita. Qui il declivio è morbido, segnato dai pascoli e, più in basso, dalle erosioni dei calanchi, con qualche vecchio edificio. Sono antiche masserie, una delle quali, la Gagliardi, è stata trasformata in fattoria didattica. Si riguadagna il bivio del santuario e si prosegue fino all’insellatura che avevamo raggiunto in precedenza dopo aver lasciato la statale abbandonata. Ora si trascura questa direzione e si prosegue sulla strada più battuta lasciando, poco oltre, la diramazione a destra per Gorgoglione. Un paio di tornanti fanno consumare qualche goccia di sudore sotto l’ombra rotante delle pale eoliche. Si raggiunge un’altra sella, sul confine tra le provincedi Matera e di Potenza, e qui si lascia l’asfalto per uno sterrato (il secondo a destra, per la precisione) che segue la linea di crinale e raggiunge i cocuzzoli dove sono impiantate le pale. Il fruscìo, o meglio il rombo del vento imbrigliato in questi giganteschi mulini del Terzo Millennio metterebbe di nuovo in agitazione il prode Don Chisciotte. Poi si scende dolcemente sui prati di San Cataldo: fino a qualche tempo fa, in lontananza, una fiamma si sprigionava dalla montagna. Non proveniva dagli inferi. È solo l’impianto di estrazione del petrolio, scoperto negli ultimi anni in questa zona e sul quale oggi si conta molto per il sostegno dell’economia locale. Giunti sull’asfalto si piega a sinistra, si vince l’ultima sella e poi si guadagna con un’impetuosa discesa la ex-statale 103, con cui, a destra, si fa ritorno a Guardia Perticara  

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Questa sezione contiene suggerimenti di itinerari. Le informazioni contenute hanno carattere puramente indicativo e possono contenere errori o inesattezze. Prima di cominciare l'escursione, accertarsi sempre delle effettive condizioni del percorso e delle condizioni meteo. Scegliere sempre escursioni adatte alle proprie capacità e al proprio allenamento. Si declina ogni responsabilità per fatti derivanti dall'utilizzo delle informazioni contenute in questa scheda. Le escursioni sono effettuate sotto l'esclusiva responsabilità dei singoli escursionisti.
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