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Tour dei Portali del borgo di Guardia Perticara a Guardia Perticara

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Indirizzo
GUARDIA PERTICARA (PZ)
Centro storico

Descrizione
Il tenore di vita e la classe sociale di una famiglia residente un tempo si leggeva spesso nella bellezza e nell’ornato dei portali dei loro palazzi ... . Guardia Perticara essendo, come vuole la tra - dizione, un ‘paese di si - gnori’, è particolarmente dotata di queste opere edilizie che abbelliscono il già suggestico contesto del centro storico. A partire da via Gari - baldi per arrivare, dopo la Porta del Borgo, nel cuore del Castello e lun - go via Diaz, il visitatore resta certamente colpito dalla dovizia delle deco - razioni e degli ornati dei portali, realizzati da ma - estranze locali con mate - riali lapidei ricavati nelle cave di pietra calcarea delle colline più alte del territorio. I portali si mostrano e rivaleggian - do fra loro mostrando nei mascheroni il segno distintivo delle famiglie nobili o possidenti del capoluogo.

I mascheroni sulle chiavi di volta o ai lati dei portoni sono un’altra caratteristica del centro storico di Guardia Perticara.

Guardiamo i particolari: i portali di via Diaz, lo stemma di palazzo Montano, il rosone di casa Marra, il bassorilievo di San Nicola sul portale della chiesa Madre, l’arco Vico II in piazza Europa, il mascherone di Casa Marra e quello di palazzo Fanelli, la mensola in pietra di casa Sassone…

Via Garibaldi va percorsa lentamente sul suo bel lastricato per avere il tempo di apprezzare i decori delle abitazioni. La pietra a vista ha poi il pregio di isolare meglio i decori, che qui sono realizzati con altra pietra più pregiata, di colore grigio-biancastro estratta nelle cave locale. Dopo il Forno Antico, sul lato di destra si succedono due pregevoli portali. Il primo, attinente al Palazzo Guidone, è compreso in un’arcata più larga, probabilmenteprecedente e poi suturata, e presenta nella chiave di volta uno stemma con il disegno di una vipera con una singolarissima testa d’uccello (più in alto spicca invece un bel mascherone con una testa baffuta che digrigna i denti). Belli anche i due mascheroni con i ferri per assicurare gli animali posti ai lati dell’ingresso. Il secondo portale si regge su due semicolonne, l’arco ha un disegno ‘a greche’ e una bella chiave di volta a volute: un modello piuttosto comune che si noterà anche altrove nel centro storico. Sulla sinistra, affacciato al Vallone, c’è uno spazio pubblico con la statua bronzea di Padre Pio; sulla parete dell’edificio accanto spicca un grande murale dedicato ai protagonisti e alle comparse - queste ultime prese dalla gente del luogo - del film di Francesco Rosi Cristo si è fermato a Eboli, dal libro di Carlo Levi, girato nel 1978 e nel quale Guardia Perticara ebbe un posto d’onore come location ove furono girate le scene d’esterno più significative. Nell’edificio sul lato opposto rispetto al civico 19 ci sono altri due portali: il più stretto ha due stemmi sovrapposti (uno datato 1816), l’altro è inquadrato da due lesene e da una larga mensola. Pure curiose le mensoline delle finestre con le estremità sporgenti. Superata la farmacia e il vicino vicolo, entro il quale è appoggiata una vecchia macina in pietra, si osserva un altro portale al civico 46, anch’esso ricavato entro un’arcatura precedente, più larga: lo stemma rivela un’aquila e una scala. Più avanti, sulla sinistra, si apre un’altra balconata belvedere, dove settimanalmente si trovano i banchi del mercato, mentre a destra una rampa fa tornare a ritroso verso l’Annunziata. Merita la breve deviazione per osservare: sulla schiera dei bassi edifici di sinistra il portale del civico 26 con ai lati due anelli in pietra e quello dell’azienda ‘Total’, già Palazzo Caporeale, con un grosso mascherone incoronato, baffuto e nasuto; e, sul fondo, la singolare casa detta ‘degli occhi’ per via di due minuscole finestrelle simmetriche e l’altro arco, datato 1813, che immette nella Corte Massari. Tornati sulla via principale si giunge, dopo pochi passi, nella piazza Vittorio Veneto, ai piedi del colle del Castello, ovvero la parte più antica dell’insediamento di Guardia Perticara. La piazza è spesso animata per via dei bar, delle panchine, del negozio del tabacchino che sembra fermo nel tempo con le sue scansie e le poche, essenziali mercanzie. Sul lastricato della piazza è disegnata una Rosa dei Venti con le indicazioni dei punti cardinali, rimarcate alle estremità da quattro colonnine in pietra con l’indicazione della provenienza dei venti. Sul lato verso valle campeggia il monumento ai Caduti. Se si segue la direzione ‘Sud’ della Rosa dei Venti ci si avvicina alla Porta Maggiore, o del Borgo, l’icona più nota dell’abitato. Nello slargo che la precede fanno bella mostra di sé una fontana pubblica, una conchiglia e un cane-diavolo in pietra, oltre ad altri ornamenti edilizi lavorati con maestria. Vicino si ammira anche una casa contadina, mantenuta secondo tradizione. Si passa sotto l’arco e si percorre via Diaz, già via dei Carbonai. La via è stretta, tipica dei nuclei antichi. Il suo andamento curvilineo, oltre a disvelare prospettive sempre nuove, ribadisce il disegno dell’impianto urbano primitivo, a forma ellittica, attorno alla collina del castello. La pavimentazione è mattonata quasi a suggerire il percorso di visita. Si fiancheggiano vari bei portali, quasi a ribadire la vicenda storica di Guardia Perticara come residenza di ceti sociali benestanti. Vuole infatti la leggenda che, dopo la distruzione della primitiva cittadina di Perticara, lapopolazione si fosse dispersa in tre abitati; dei tre Guardia accolse i cosiddetti ‘signori’. Uno dei portali, sul lato sinistro della via, presenta un bel rilievo a bugne e una sovrastante loggetta a tre archi. Dell’edificio resta però solo la facciata. Curiosa anche, sotto un cornicione di un casa vicina, una testina di capra in pietra. Da notare anche i filaretti di coppi sul sottogronda delle case, con corsi doppi o anche tripli: sono le cosiddette ‘romanelle’, quasi una firma nel modo di costruire a Guardia Perticara. Altri elementi di pregio sono i ferri lavorati dei balconi, le mensoline che reggono i balconi stessi (alcune con profili antropomorfi, come nella Casa Sassone, sempre in via Diaz) e le finestre a rosone. Sulla destra, ogni tanto, si apre un belvedere verso la valle del Sauro. Talvolta questi ‘terrazzi’ lastricati sostituiscono edifici scomparsi a seguito dei terremoti. Uno di essi consente di accedere a una ‘passeggiata’ lungo la cortina esterna dell’edificato antico, fra orti e qualche tralcio di vigna, con vista sul sottostante Rione Casale. Rientrati nel caseggiato sotto la trasversale via Torretta, il percorso rimonta ora il poggetto dove si sviluppa il borgo fuori dalla cinta muraria primitiva, contraddistinto dalla chiesa parrocchiale e dal Palazzo Montano. Si giunge al suo ‘cuore’ - piazza Europa - salendo scalette fra scuri passaggi vòltati o percorrendo via Torretta. La disposizione asimmetrica di finestre e porte-finestre negli edifici corrisponde ai piani sfalsati degli ambienti interni, condizionati dalla collocazione di pendio. Si notano ingressi a livelli differenziati, talvolta pareggiati, come in via Torretta, da una serie di gradini. In passato questi accessi corrispondevano ai magazzini o ai locali dove si svolgevano attività artigianali, oggi purtroppo perdute come la forgia dei ferri, la falegnameria, o di trasformazione dei prodotti agricoli come la lavorazione dei latticini, la spezieria, il vinaio.Piazza Europa ha un perimetro irregolare, definito da un lato con l’articolata facciata di Palazzo Montano, in cui si distinguono due fasi di costruzione: la più recente (sec. XIII ?), sul fondo, con una balconata continua impreziosita da una bella ringhiera lavorata; e la più antica (sec. XV ?) con il grazioso portalino e una loggia a quattro archi (di cui uno tamponato). Il lato corto della piazza è chiuso dal fianco sinistro della chiesa parrocchiale,con il suo portale d’accesso principale, qui collocato per via dell’angustia del vicolo su cui prospetta la facciata. Per la particolare atmosfera la piazza fu scelta da Francesco Rosi per alcune riprese del film Cristo si è fermato a Eboli. Scorrendo a fianco della chiesa si scende verso la via di circonvallazione (via Einaudi) sfilando sotto la facciata posteriore di Palazzo Montano, per la quale si accede al Museo permanente e alle sale espositive temporanee sugli Enotri e sulle civiltà italiche. Proseguendo oltre si giunge di nuovo ai piedi della collina del castello il cui accesso avviene qui lungo via Marconi, una strada in salita accanto a un esemplare arco in pietra che fa accedere a una corte chiusa. Nella chiave di volta campeggia un mascherone, mentre nella lunetta superiore, per gran parte perduta, si legge la dicitura della famiglia proprietaria (FFm CONCORDIA F..) da cui è disceso il motto proprio: ‘La concordia fa forte i fratelli’. A questa scritta è legato il testamento del nobiluomo Don Antonio Maria Sassone il quale durante la stesura dell’atto non ha mancato di raccomandare ai propri figli “.. che si amassero, si riguardassero da veri fratelli senza mai disunirsi, rammentando loro l’iscrizione sull’emblema del mio portone!” Un altro mascherone,avente funzione di fermaglio per i cavalli è immorsato fra le pietre a fianco dell’arco. Salendo per via Marconi, dopo la prima rampa, si accede, procedendo diritto, al lungo spalto del Palazzo Martelli con la sua intonacatura ocra; volgendo a destra invece, si arriva al punto più elevato del centro storico (non a caso vi si trova il serbatoio dell’acqua potabile), dove in antico si ergeva il castello, di origine longobarda. Del maniero restano alcuni contrafforti: a poca distanza - un piazzaletto con un’aiuola alberata cui si accede per una gradonata - è panoramico. La compagine dell’edificato è a tratti meno compatta, segno delle distruzioni dovute ai sismi, ma i ‘vuoti, si armonizzano, anzi valorizzano l’insieme, grazie a piccoli giardini, orti o alla semplice collocazione di un albero che con le sue ampie chiome verdi fa da decoro e da ombra agli spazi pubblici. Per altri angusti passaggi pedonali e per scalette si fa infine ritorno in piazza Vittorio Veneto, da cui avevamo fatto accesso al borgo antico. Ma questo è solo un primo invito alla visita di Guardia Perticara. L’intrico dei percorsi rende difficile una descrizione precisa. È meglio lasciarsi guidare dal proprio istinto per cogliere altri particolari come gli indizi di antiche torri circolari, gli sporti che indicano forni o camini, altri ricchi portali e inaspettati scorci panoramici. E magari in ore diverse della giornata, per cogliere le tinte e le sfumature delle luci e delle ombre lungo le facciate delle case o nel perdersi dell’orizzonte. 

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Questa sezione contiene suggerimenti di itinerari. Le informazioni contenute hanno carattere puramente indicativo e possono contenere errori o inesattezze. Prima di cominciare l'escursione, accertarsi sempre delle effettive condizioni del percorso e delle condizioni meteo. Scegliere sempre escursioni adatte alle proprie capacità e al proprio allenamento. Si declina ogni responsabilità per fatti derivanti dall'utilizzo delle informazioni contenute in questa scheda. Le escursioni sono effettuate sotto l'esclusiva responsabilità dei singoli escursionisti.
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