È la festa più importante dei grottesi. Si tratta di una festa religiosa svolta, in origine, in onore di S. Antonio di Padova e di S. Rocco da Montpellier e, a cui, poi, dal 1992, si è aggiunto San Tommaso d’Aquino, patrono di Grottaminarda, il cui culto, dopo il terremoto del 1980, era calato vertiginosamente.
Il primo Festone si svolse, probabilmente, l’ultima domenica di agosto del 1891 e, a quei tempi, ancora non era noto con il nome di Festone ma era conosciuto semplicemente col nome di “festa di Sant’Antonio e di San Rocco”. Il celeberrimo nome venne designato solo durante la seconda metà del Novecento per evidenziare l’importanza della manifestazione.
Fin dalle sue prime edizioni, si è sempre svolto nell’arco di più giorni: da un minimo di due giorni fino ad un massimo di sei giorni. Attualmente è stabilizzato a cinque giorni: il primo di preparazione, caratterizzato dalla sistemazione delle statue e dalla benedizione dei portatori; due dedicati alla festa religiosa vera e propria e alla musica classica; uno alla musica pop; l’ultimo dedicato ai fuochi pirotecnici. Ma gli eventi organizzati duranti i vari giorni sono molteplici e vari.
Cinque sono le caratteristiche principali e irrinunciabili della festa: i riti religiosi, con la vestizione dei santi e le processione, le luminarie, il concerto bandistico, il cantante e i fuochi pirotecnici.
Le due processioni, con il culto tributato verso i Santi protettori, sono il perno centrale attorno a cui gira tutta la festa. Il loro ritmo è scandito prima dalla vestizione dei Santi con i manti d’oro che venne ufficialmente normalizzato con un decreto del vescovo di Avellino Gioacchino Pedicini nel 1953, poi dalla celebrazione eucaristica e infine dalla processione stessa.
Non si sa se prima degli anni Quaranta del Novecento si svolgessero già due processioni, ma è certo che dal 1946 in poi le processioni sono state di norma sempre due, una il sabato e una la domenica (salvo alcuni anni in cui erano tre). La più importante è sempre stata quella della domenica che richiama ancora una partecipazione maggiore di fedeli.
Le luminarie e il concerto bandistico erano in origine le due cose che più attiravano l’attenzione del circondario nelle serate estive. Non sono noti i nomi dei primi “apparatori”, ma all’inizio del Novecento e fino alla nota grandinata del 1948 che distrusse tutte le attrezzature, prese piede l’arte di Giovanni Donnarumma, che grazie alle lampade ad acetilene (o a carburo) e alle grandi strutture metalliche, che funzionavano da conduttrici di gas, realizzava disegni e coreografie molto spettacolari.
La banda è sempre stata una delle più grandi passioni dei grottesi fin dalla creazione della banda municipale nel 1872. Grottaminarda era il regno del “clarinetto piccolo in la bemolle” ed essendo una delle piazze più esigenti della provincia di Avellino ha sempre richiesto solo il meglio.
I fuochi artificiali sono un’altra passione dei grottesi. Nei documenti antichi,conservati presso i vari archivi, non sono pochi i riferimenti ai fuochi “artificiati”, come venivano chiamati nell’Ottocento. Vari sono stati i fuochisti grottesi che hanno fatto brillare le notti del Festone, come i Barrasso o i Flammia.
L’ultimo elemento del nostro elenco, ultimo non per importanza ma per periodo di nascita, è la tradizione del cantante. Grottaminarda, a partire degli anni Settanta, è stata una delle piazze più frequentate dai comuni del circondario per i grandi nomi chiamati. La sua fortuna nacque inizialmente con le serate del Cantagiro che vedeva la partecipazione dei migliori artisti dell’epoca.
Accanto a questi elementi ci sono state, e ci sono, altre tradizioni che, in un certo verso, sono collegate alla festa. Si parte dalle note partite di calcio che spesso si giocavano nei giorni di festa, ma anche e soprattutto a quelle legate all’arte culinaria, come i torroni dell’antica tradizione grottese, gli spumoni e le granite, che, soprattutto negli anni passati, erano, in un certo senso, quasi un simbolo stesso dell’aria e del profumo di festa.



