Castello Caracciolo

Castelli e Fortezze

Castello Caracciolo

Brienza

BRIENZA (PZ), Vico del Carmine, 1

Il Castello Caracciolo è l’antica roccaforte di Brienza che, situato in posizione sopraelevata su uno sperone roccioso, domina dall’alto il borgo e il torrente Pergola. Dichiarato monumento di interesse storico agli inizi del Novecento, pare sia stato costruito durante la dominazione angioina , anch

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Il Castello Caracciolo è l’antica roccaforte di Brienza che, situato in posizione sopraelevata su uno sperone roccioso, domina dall’alto il borgo e il torrente Pergola.

Dichiarato monumento di interesse storico agli inizi del Novecento, pare sia stato costruito durante la dominazione angioina, anche se non mancano gli storici che ne collocano le origini già nel IV secolo. Nel Medioevo, il Castello, seguendo lo schema delle fortificazioni longobarde, era protetto dalle case addossate le une sulle altre, costituendo un baluardo difensivo contro possibili assalti nemici.

Si sa per certo che la fortificazione fu affidata da Federico II a Gentile de Petruro e, in seguito, dal Quattrocento, dagli Angioini ai De Poncellis. Le tracce più importanti furono lasciate dai marchesi Caracciolo, un ramo di una delle famiglie più antiche e potenti del regno di Napoli, che si stabilirono in modo permanente nel Castello nel 1428 e lo ampliarono, godendo della stima e benevolenza della popolazione.

I Caracciolo continuarono ad essere proprietari della roccaforte fino al 1857, quando l’ultima erede della famiglia lo assegnò al nipote Luigi Barracco, dando inizio al lento declino del maniero che, prima di venire abbandonato totalmente, fu privato di gran parte dei suoi beni rustici, venduti dai vari signori feudali che si susseguirono. L'ultimo proprietario fu Francesco Mastroberti, che spogliò completamente l’edificio, alienando ogni cosa rimasta.

Danneggiato in modo notevole dal terremoto del 1980, oggi del Castello – a cui si arriva attraverso il fitto dedalo di vicoli e viuzze che si snodano tra le case a ridosso della roccia e a cui si accede salendo una scalinata in pietra, a cielo aperto, che conduce al terrazzo a terrapieno situato dinnanzi all'entrata principale – potrete vedere solo il mastio cilindrico, di fattura tipicamente angioina, e l’annessa semitorre circolare, situata al centro dell’antica cinta muraria. Inoltre, grazie ai lavori di restauro, è stato possibile riportare alla luce le originarie pavimentazioni di numerosi ambienti e sono state ritrovate diverse statue, in pietra dura locale.

Durante la stagione estiva, poi, il Castello offre lo scenario ideale per manifestazioni e rievocazioni storiche che attirano migliaia di visitatori da tutta la Basilicata.

Curiosità

  • Secondo un'antica tradizione, il Castello avrebbe 365 stanze, una per ogni giorno dell'anno.

  • Litterio Caracciolo, l’ultimo vero feudatario, nel corso del Settecento si prodigò parecchio per il borgo, arricchendo la fortezza di diverse opere d’arte e istituendo nel 1788 il “Monte del S.S. Rosario di Brienza”, un’associazione benefica che perseguiva lo scopo di aiutare i poveri del luogo. Fondò anche la Scuola Normale per assicurare l’istruzione dei bambini appartenenti ad ogni ceto sociale.

  • Secondo la leggenda di Bianca da Brienza, il Castello, tra la moltitudine di personaggi illustri che passarono per le sue sale, ospitò intorno alla metà del Trecento una bellissima dama di nome Bianca, amante del lusso e dei fasti a tal punto da possedere un grande tesoro - fatto di pietre preziose, ori, monili e gioielli - nascosto, secondo il racconto, nella 366-esima sala del Castello, una stanza segreta ed inaccessibile. Rapita dai pirati e condotta ad Algeri dove un pascià la tenne con sé, di Bianca non si seppe più nulla e si narra che il suo tesoro sia ancora custodito nella stanza segreta del Castello, mai ritrovata.

  • Nel Castello di Brienza è ambientato il dramma lirico "Rodolfo da Brienza", un dramma in tre atti, senza alcun fondamento storico, scritto da Domenico Bolognese e musicato da Achille Pistilli. Fu messo in scena per la prima volta nel Real Teatro del Fondo di Napoli nel 1846.

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