Castel Rodengo (Schloss Rodenegg o Rodeneck) è un castello situato tra Sciaves e Rio Pusteria nel comune di Rodengo. La storia del castello risale al 1140, anno in cui Friedrich I di Rodank prese possesso della fortezza che aveva progettato, divenuta col tempo una delle più grandi e potenti roccaforte del suo tempo. Si pensa però che il maniero fosse già un'abitazione dell'ordine dei Templari, chiamata Temblhaus. La roccaforte rimase di proprietà dei Signori di Rodank fino al 1300; nel 1491 la stessa diventò di proprietà dei Conti di Wolkenstein-Rodenegg e nel XVI secolo il castello fu restaurato dalla famiglia di un noto menestrello, tal Oswald von Wolkenstein, tuttora proprietaria della fortezza che continua ad essere in parte abitata. Per addentrarci nel castello e nel baluardo anteriore dobbiamo percorrere un lungo ponte di legno, ideato come ponte levatoio nel tratto finale prima del portone d'accesso, per tale motivo è ancora possibile scorgere i due rulli lignei a destra e a sinistra della botola sopra l'ingresso.
Sulla parete di sinistra troviamo affissa alla roccia una lastra di bronzo raffigurante l'arciduca Carlo D'Austria, per opera di Caspar Graß, la quale ricorda la visita del vescovo di Bressanone e di Breslavia al castello avvenuta il 6 agosto del 1620. La lastra fu eliminata ai tempi dei Seyffertitz - intorno al 1800 - e ritrovata nel 1911 nel castello di Freudenthal, nella Slesia, poi restituita al conte Arturo von Wolkenstein-Rodenegg.
Il portone di accesso al castello risale a 400 anni fa e presenta una peculiarità tipica del tempo: al centro dello stesso si può notare una postierla, ossia una piccola porta nascosta per essere utilizzata in caso di necessità. Inoltre esso è rivestito da un'imponente lamiera di ferro recante un dipinto raffigurante lo stemma dei Wolkenstein e l'iscrizione dell'anno 1582, ai cui lati troviamo due leoni.
Il castello, inoltre, possiede un'abitazione del custode - che nel 1976 subì delle grosse crepe a causa del terremoto - e un cortile raggiungibile attraverso un tunnel con volte a botte. Nel cortile principale troviamo la torre dei Rodank, dentro la quale si trovano tutt’oggi armi antiche accostate su rastrelliere in legno, parti di corazze e ritratti di personalità importanti della casata dei Wolkenstein.
Immancabile la cappella all'interno del castello, dedicata a S. Michele ed eretta sotto il barone Cristoforo I, considerata ormai in stato di decadenza la vecchia cappella situata nella torre. Nella cappella possiamo vedere l'antica abside, l'altare su cui possiamo ammirare S.Michele recante la bilancia delle anime e una volta in cui troviamo le immagini della S.S. Trinità ed i quattro Evangelisti. Sicuramente degno di nota è il dipinto del Giudizio Universale che presenta nella parte sottostante l'immagine di Cristoforo I dei Wolkenstein, il responsabile della costruzione della cappella, con la moglie Ursula baronessa von Spaur e i loro 17 figli.
Nel museo del castello potrete ammirare i mobili originari risalenti all'età del tardo rinascimento, il forno e un coloratissimo giardino che offre al visitatore una vista mozzafiato sulla gola sottostante e sul vicino paesaggio.
Il castello deve la sua fama anche alla presenza degli affreschi ritrovati nel 1972 raffiguranti 11 scene del Ciclo di Ywain, opera dell'artista tedesco Hartmann von Aue, le più antiche pitture murali profane d'Europa nel loro genere e probabilmente risalenti al 1200 e il 1220. Le 11 scene ritrovate narrano la leggende di Ywein, un cavaliere della Tavola Rotonda di Re Artù.
Curiosità
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Alla base del castello vi è un bunker, l'Opera 28 dello Sbarramento Rienza-Rio Valles-Sciaves del Vallo Alpino in Alto Adige risalente alla Seconda Guerra Mondiale.
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Il castello non è tutto rose e fiori, infatti al suo interno troviamo anche una cella - Lautfresserloch - in cui venne rinchiuso un pover'uomo accusato di stregoneria, Matthias Perger, solo perché preferiva mangiare minestre - da qui il soprannome Lauterfresser- e poi condannato a morte nel castello nel 1645 e arso sul rogo.
