Un tempo parte di un complesso conventuale, fu edificata nel 1442 sulle rovine dell’antico castellum Montismurri.
Nel 1811, con il decreto napoleonico che impose la chiusura dei monasteri, i frati domenicani furono allontanati e il complesso passò al Municipio di Montemurro. Parte dell’ex convento divenne sede di edifici pubblici, mentre un’ala con il giardino fu ceduta nel 1822 al dottor Gaetano Albini. La chiesa, con il suo campanile, rimase invece aperta al culto.
Il terremoto del 1857 colpì duramente Montemurro, distruggendo gran parte del convento ma risparmiando in parte la chiesa. Negli anni successivi, tra il 1861 e il 1862, furono effettuati lavori di restauro del soffitto del coro, utilizzando oltre 1200 embrici — le tradizionali tegole in terracotta dei tetti lucani.
Nel 1928 il Comune decise di demolire la torre campanaria, ormai instabile e pericolante dopo i danni del sisma. All’epoca, molti piccoli centri preferirono rimuovere le strutture compromesse piuttosto che affrontare i costosi interventi di consolidamento.
La facciata, semplice e armoniosa, è rivolta a nord-est e presenta un portale in pietra sormontato da un frontone triangolare con un elegante oculo ellissoidale che illumina l’ingresso. Un angolo in pietra a vista ne evidenzia la solidità.
Sui lati si aprono una porta secondaria e un antico passaggio che collegava la chiesa al convento.
All’interno, l’edificio conserva la sua pianta originale a navata unica con un semitransetto nella zona del presbiterio. Tre nicchie si distinguono sulla parete dove un tempo sorgeva l’altare, sormontate da un grande finestrone ellittico che lascia filtrare la luce naturale.
Non più adibita al culto, la Chiesa di San Domenico ospita oggi la mostra “Pittori Montemurresi Caravaggeschi del ’500 e ’600”, che celebra l'eredità artistica e devozionale di Montemurro.
