Duomo di San Giorgio Martire

Santuari, Chiese e Monumenti

Duomo di San Giorgio Martire

Pizzo

PIZZO (VV), Via S. Giorgio, 1

Nel centro storico del borgo sorge il Duomo di San Giorgio , la chiesa madre di Pizzo intitolata al suo Santo Patrono. Edificato nel 1632 sulle fondamenta di un edificio di culto preesistente, il Duomo è stato più volte rimaneggiato a seguito dei terremoti del 1783 e del 1905. Dell'edificio originar

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Nel centro storico del borgo sorge il Duomo di San Giorgio, la chiesa madre di Pizzo intitolata al suo Santo Patrono.

Edificato nel 1632 sulle fondamenta di un edificio di culto preesistente, il Duomo è stato più volte rimaneggiato a seguito dei terremoti del 1783 e del 1905. Dell'edificio originario conserva la facciata in stile barocco, mentre il campanile è andato distrutto.

Al suo ingresso si è accolti da uno splendido portale in marmo, realizzato dallo scultore di Carrara Carlo Fontana, contenente a sinistra lo stemma dei Sanseverino - signori di Pizzo nel Seicento -, e a destra San Giorgio a cavallo mentre trafigge il drago.

All'interno custodisce varie sculture ed opere d'arte, tra le quali degne di nota sono una statua marmorea del Cristo, di fine Cinquecento, attribuita a Gian Lorenzo Bernini; un Crocifisso ligneo del Seicento, noto come "Il Padre della Rocca"; la tela de "Il martirio di San Giorgio", opera del vibonese Emanuele Paparo; e la tela de "La Salvatrice", opera di Michele Foggia, così intitolata poiché raffigura l'aquila borbonica mentre uccide il serpente murattiano sotto lo sguardo della Madonna.

La Chiesa conserva inoltre la tomba di Gioacchino Murat, sepolto nei sotterranei dopo esser stato fucilato nel Castello di Pizzo a lui intitolato, e le spoglie del pizzitano Antonino Anile, poeta, anatomista e ministro dell'istruzione del Regno d'Italia.

Curiosità

  • Il Crocifisso detto "Il Padre della Rocca" proviene dal vicino borgo di Rocca Angitola, distrutto dal terremoto del 1614.

  • La tela de "La Salvatrice" fu regalata a Pizzo da Ferdinando I, per aver catturato Gioacchino Murat.

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