Sant'Angelo Le Fratte

Basilicata
Sant'Angelo Le Fratte(PZ)
IL BORGO DELLE CANTINE E DEI MURALES!
Basilicata
Sant'Angelo Le Fratte(PZ)
IL BORGO DELLE CANTINE E DEI MURALES!
Originariamente il borgo si chiamava "Castrum Sancti Angeli de Fratis" e si sviluppava attorno ad un Convento basiliano.
L'etimologia dell'attuale toponimo del borgo deriverebbe in parte dalla forte devozione a San Michele Arcangelo, Santo Patrono, e in parte presumibilmente dalla frattura della montagna Carpineto, da cui "Le Fratte" (participio passato del verbo latino "frango" che signica "spaccare").
I primi insediamenti umani sembrerebbero risalire all'Età del Ferro, con popolazioni di origine greca e romana, come attestano alcuni rinvenimenti quali una fornace romana.
La prima fonte documentale nel quale viene citato è il cosiddetto Catalogus Baronum, della metà del XII secolo.
Dal 1430 al 1818, il borgo è stato sede provvisoria della Diocesi di Satriano, dopo la distruzione della città, evento che determinò una forte crescita demografica, economica e culturale.
In epoca angioina, fu feudo dei De Jamvilla, poi ceduto da Ferdinando I d'Aragona, insieme ad altri feudi, a Luigi Gesualdo nella seconda metà del XV secolo. Gli ultimi feudatari furono i De Gennaro.
Il borgo fu gravemente colpito dal disastroso terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980.
Sant'Angelo Le Fratte è stato uno dei primi paesi dell'Italia Meridionale ad avere una tipografia. A realizzarla fu il vescovo madrileno Juan Caramuel Lobkowitz, vissuto nel borgo nel 1600, che elaborò anche la prima tabella di numerazione binaria (il linguaggio base dei moderni elaboratori). A lui è stato dedicato quello che forse è il murale più suggestivo, situato nel vicolo che nasce dall'arco del Municipio.
Nonostante il borgo sia rimasto gravemente danneggiato dal terremoto dell'Irpinia del 1980, ha saputo ritornare al suo antico splendore, grazie in particolar modo alle attività tradizionali quali artigianato, cultura contadina e pastorizia, qui ancora oggi fortemente radicate. Tra queste è particolarmente dominante la lavorazione del rame.
Presso la Grotta del vecchio Convento basiliano vi è in esposizione permanente da 1971 un singolare Presepe in Poliestere.
Sant'Angelo Le Fratte, insieme a Satriano di Lucania e a Savoia di Lucania, fa parte di quella che viene definita "La Valle più dipinta d'Italia", la Valle del Melandro, che conta nel complesso oltre 400 murales.
La Chiesa dell'Annunziata custodisce il gruppo statuario della Pietà, un'opera di grande drammaticità che si ispira alle sculture tipiche dell'arte fiamminga.
Il romanzo d'amore "La strada bagnata" (2016), scritto da Marianna Montenegro, è interamente ambientato a Sant'Angelo Le Fratte. La scrittrice ha dichiarato "Ero alla ricerca di un paese in cui ambientare la storia che mi frullava per la testa, mi sono imbattuta in alcune foto sul Web e subito sono stata colpita dalle immagini di alcuni murales".