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Scido (RC)

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Foto Scido (RC)
BENVENUTO A SCIDO, IL BORGO DEL LEGNO E DELLE PIPE ARTISTICHE!

Scido è un piccolo borgo calabrese di 893 abitanti, situato all'interno del Parco Nazionale d’Aspromonte, nell'alta Valle del Torrente Duverso, a 456m s.l.m ... . Lungo il percorso del Torrente si possono ancora osservare i resti di antichi mulini ad acqua, che costituiscono un itinerario ideale di archeologia agro-industriale. Dal borgo si possono raggiungere facilmente sia il litorale ionico che quello tirrenico, collocazione ideale quindi per turisti ed escursionisti.

Il territorio di Scido è racchiuso tra tre monti - Junco, Petronà e Carmelia - ed è caratterizzato da vaste distese di ulivi secolari e numerose acque sorgive, tra le quali l'acqua delle viscere che vanta proprietà curative nelle patologie dell'apparato digerente. Gli estesi boschi che circondano il borgo, forniscono abbondante legname da costruzione che ha alimentato nel tempo l'artigianato delle sedie e del ciocco. Quest'ultimo è il pedale ingrossato di un albero, utilizzato per la realizzazione di pipe di pregio. Una interessante e curiosa collezione di oltre 200 Pipe Artistiche, intagliate a mano dal Mastro Artigiano scidese Rocco De Giglio, è esposta presso un'intera sala di Palazzo Ruffo. Qui potrete ammirare magnifici esemplari lavorati con grande perizia e maestria, che assumono varie forme, quali uccelli, rettili, animali preistorici, personaggi storici e politici e molte altre. Una collezione talmente varia che anche i non appassionati di pipe apprezzeranno.

L'antico Palazzo Ruffo, appartenuto ad una delle più antiche nobili famiglie del Regno di Napoli, custodisce numerose altre preziose testimonianze della storia, della cultura, e delle tradizioni del borgo. Al suo interno si possono ammirare stupendi affreschi della vita rurale sull'Aspromonte risalenti al 1988, realizzati dall'artista scidese Gaetano Zampogna, conosciuto ed apprezzato sia in Italia che all'estero; Reperti Archeologici risalenti al IV e III sec. A.C; Reperti Numismatici; Mobili Antichi del Settecento-Ottocento; un vecchio Frantoio in pietra ancora funzionante; un Carteggio Epistolare dello scrittore Luigi Pirandello; un'ampia Raccolta di Libri Antichi dal 1500 in poi; una Pergamena donata alla città dall'imperatore Carlo V; Lettere Autografe di personaggi storici italiani come Giuseppe Garibaldi, Francesco Crispi e Gabriele D'Annunzio; Beni Etno-Antropologici come pezzi in terracotta di pastori da presepe, santi e contadini. 

A Scido appartiene la piccola frazione di Santa Giorgìa (Vorìa), con 50 abitanti, caratteristica per le sue viuzze, le case tipiche e il centro storico. Prima del terribile terremoto del 1783, Santa Giorgia era un florido centro abitato che contava ben cinque chiese tutte andate distrutte, e una popolazione di oltre 500 abitanti. Nel cuore del piccolo borgo si può ammirare l'unica Chiesa rimasta, la Chiesa di Santa Maria della Catena, risalente al 1772, dedicata alla protettrice delle donne partorienti e dei carcerati, cui gli abitanti sono molto devoti. Il suo culto si celebra nella penultima domenica di agosto e richiama numerosi fedeli provenienti dai paesi vicini. Dopo la Messa Solenne e la processione per le vie del paese, la festa si conclude con il tradizionale ballo "du sceccu". Durante le feste patronali del reggino, infatti, è usanza fare quello che originariamente era il ballu du camiddhu (ballo del cammello) mediante una struttura realizzata in canna di palude con la forma di un cammello, successivamente realizzata a forma d'asino, in dialetto sceccu. Dalla struttura fuoriescono petardi e fuochi d’artificio, che vengono accessi all'inizio della danza, e una persona che si cela nella struttura fa ballare "U Sceccu" a suon di tarantella. Alla fine del ballo, "U Sceccu" fa esplodere una raffica di petardi dalla “coda“, facendola girare vorticosamente. Il significato di questo ballo era quello di ricordare la cacciata degli invasori turchi dalle terre calabre, dopo vari secoli di dominazione che portarono alla sottomissione e alla povertà delle popolazioni locali. 

Il borgo di Scido è questo e molto altro ancora...

Curiosità

  • Adiacente a Palazzo Ruffo, vi è il Museo della Civiltà Contadina, custode delle testimonianze degli antichi mestieri. Volto a diffondere la conoscenza della cultura locale, il Museo ospita - ra le altre cose - i "Giganti" che nel giorno dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Biagio sfilavano per le vie del paese a ritmo di tamburi.

  • Tra le numerose testimonianze storiche presenti nel paese, vi sono un antico vicolo ancora oggi transitabile nel Rione S. Nicola, e due antichi portoni a raggiera costruiti con grosse pietre levigate, dei quali uno si trova a Palazzo Ruffo-Romei in via Vittorio Emanuele e l'altro a Palazzo Zampogna in via Fiume.

  • Dall’abitato di Scido si possono raggiungere i Piani di Junco, crocevia per l’escursioni naturalistiche nella parte occidentale del Parco Nazionale d’Aspromonte. I Piani di Junco sono infatti caratterizzati da abbondante acqua, estese faggete e - con un'altezza di 950 m s.l.m. - consentono di ammirare sia il Mar Jonio che quello Tirreno, comprese le isole Eolie.

  • Il Sentiero nr. 4 è un percorso escursionistico che arriva fino al Vallone Lo Schiavo e subito dopo al frantoio Cresarini, con il caratteristico ponticello in ferro e legno.

  • Tra le specialità gastronomiche tipiche di Scido vi sono i certamente i "Pappaluni", gustosissimi fagioli di produzione locale. Ne esistono due qualità, una più piccola e con varie sfumature, che si usa per le zuppe e la pasta e fagioli; l’altra più grande e bianca, che si presta bene alla preparazione di contorni e minestre. Durante la "sagra da carni i crapa e pappaluni", che si svolge ogni anno il 17 agosto, si potranno gustare sia i pappaluni che altri piatti tipici che ricordano gli antichi sapori e le usanze aspromontane.

  • Il libro Scido cammino di una comunità, del 1993, è stato scritto da Don Santo Rullo, un uomo di grande cultura e sensibilità che è stato Parroco del paese, e che ha saputo portare alla luce le radici storiche del paese.



Cenni Storici
L'etimologia del nome Scido deriverebbe da Skidon, scheggia di legno, toponimo di origine bizantina. Anche se non confermato, pare infatti che il nome prenda origine dai dintorni boschivi e dalle attività della sua popolazione, da secoli legata esclusivamente alla lavorazione del legno.

Scido ha origini bizantine, ma alcune tracce fanno presupporre che l’area fosse occupata fin dall’epoca greco-romana. Nel 951 d.C, durante un'invasione araba, gli abitanti fuggirono verso l’entroterra, dando origine al borgo di Scido. 

Fino alla fine del Quattrocento è stato feudo dei conti di Sinopoli per poi passare alla famiglia degli Spinelli, con la quale il paese conobbe il periodo di maggiore splendore.

Il terribile terremoto del 1783 rase il borgo quasi completamente al suolo. Ricostruito con devozione dai suoi abitanti, sotto i Borbone fu accorpato al Comune di Santa Cristina dal quale si separò soltanto nel 1837.

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Portale turistico di Scido gestito dal Comune

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