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Montemurro (PZ)

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Foto Montemurro (PZ)
Benvenuto a Montemurro, il borgo dei graffiti e del poeta Leonardo Sinisgalli.

Montemurro è un suggestivo borgo lucano di 1207 abitanti, immerso nell'incantevole Val D'Agri, il cui abitato sorge su pareti rocciose e scoscese a strapiombo sulla Valle. 

Elemento peculiare di Montemurro è la natura ... . Il borgo rientra nell'Area Naturale Protetta del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val D’Agri Lagonegrese, grazie alla sua particolare bellezza paesaggistica. Disteso su un'altura, gode di una stupenda veduta panoramica sul Lago di Pietra del Pertusillo, sui Monti fitti di uliveti, frutteti, vigneti e su Boschi e Querceti. In località "Pietra Laccata" c'è un'area boschiva ricca di vegetazione, dove una sorgente di acqua freddissima sgorga da una pietra spaccata da cui prende il nome il posto; un luogo molto amato dai montemurresi per i picnic.

Montemurro è anche arte, col suo suggestivo Museo dei graffiti a cielo aperto. Il borgo è infatti ricco di splendidi graffiti, realizzati dalla Scuola del Graffito Polistrato, nata nel 2003 da un’idea dell'artista Giuseppe Antonello Leone. L'illuminazione arrivò nel 1965, quando realizzò un graffito presso lo studio di un amico notaio a Potenza. Non un graffito qualunque, bensì un graffito di malte colorate con ben 10 strati, utilizzando per la prima volta le terre colorate, la sabbia e la calce in pietra raccolti nel territorio lucano. Questo mix di materiali locali, sapientemente impastati, diede vita ad una nuova tecnica che prese il nome di "graffito polistrato di Montemurro". Un graffito che si contraddistingue dai graffiti a due/tre strati sia perchè consente un gran numero di strati, ma soprattutto perchè fa ricorso a materiali del territorio che custodiscono la storia della Val d’Agri.

Luogo d'arte ma altresì luogo di cultura, che ha dato i natali al genio montemurrese Leonardo Sinisgalli, il "poeta-ingegnere" noto anche come "poeta delle due muse". Nelle sue opere convivono cultura umanistica e cultura scientifica. Enrico Fermi lo voleva tra i suoi allievi, ma Leonardo preferì dedicarsi alla poesia, confessando più tardi come egli stesso non riuscisse a vederci chiaro nella sua vocazione, sentendosi di avere "due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre...". La Fondazione Leonardo Sinisgalli (2008), nata nell'anno in cui ricorreva il centesimo anniversario dalla nascita del poeta, gestisce la Casa delle Muse, uno spazio espositivo ma anche laboratorio creativo, dedicato a Leonardo Sinisgalli e situato proprio di fronte alla casa in cui nacque. In due sale sono conservati i suoi libri e i suoi disegni, le sue pubblicità, le pubblicazioni editoriali (70 volumi del poeta-ingegnere); le copertine delle Riviste che ha fondato e diretto (Pirelli, Civiltà delle Macchine, La botte e il violino) e le sue splendide poesie. 

Il borgo di Montemurro è questo e molto altro ancora...

Curiosità 

  • Una tra le più nobili figure di Montemurro è Giacinto Albini, artefice dell'insurrezione lucana antiborbonica che rese Montemurro protagonista assoluto nelle vicende che condussero all'Unità d'Italia nel 1861; definito dal patriota e politico italiano Francesco Crispi, "il Mazzini lucano".

  • Leonardo Sinisgalli apparteneva alla generazione travagliata formatasi nei duri anni del fascismo; quella dei Montale, dei Moravia, dei Pavese, dei Vittorini, dei Piovene. La sua poesia è caratterizzata da un'inquietudine di fondo, dovuta soprattutto alla sua condizione di emigrante, costretto - su spinta del maestro - a lasciare la sua terra per proseguire gli studi. Nelle sue opere sono presenti spesso cenni alla sua infanzia e al suo amato borgo. "Ero nato senza appetiti, senza fiamme nella testa, e volevo semplicemente perire dentro la mia aria", scrisse più tardi. 

  • Giuseppe Antonello Leone, fondatore della Scuola del Graffito Polistrato, era sposato con la pittrice Maria Padula, al contempo scrittrice impegnata nel sociale per la difesa dei diritti delle donne. Dal punto di vista artistico, si deve ad entrambi l'aver reso Montemurro un paese di creatività

  • Affermati artisti di fama nazionale ed internazionale, da diversi anni si recano nel piccolo borgo lucano per realizzare il proprio graffito da lasciare in dono alla comunità, sui muri dell’abitato che assume sempre più l'aspetto di un grande museo a cielo aperto.

  • In Val d'Agri esiste un vecchio proverbio: "Fine come l'olio di Montemurro", caratteristica che sta ad indicare la straordinaria qualità di questo prodotto Lucano dop.

Citazioni famose 

  • "Girano tanti lucani per il mondo, ma nessuno li vede, non sono esibizionisti. Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all'ombra". Cit. Leonardo Sinisgalli in "Un disegno di Scipione" (pag. 165), 1975.

  • [A proposito di Montemurro] : "la dolce provincia dell'Agri". Cit. Leonardo Sinisgalli in "Campi Elisi", 1939.

Apparizioni Cinematografiche 

  • Il cinema non è arrivato direttamente a Montemurro, ma Montemurro è arrivato sicuramente, indirettamente, al cinema, attraverso la figura poliedrica del montemurrese Leonardo Sinisgalli, premiato più volte alla Mostra del Cinema di Venezia: Nel 1948 fu premiato per il Miglior Cortometraggio Italiano "Lezione di geometria", e nel 1950 per il Premio Internazionale per il Cortometraggio con "Millesimo di millimetro", entrambe le volte in collaborazione col regista Virgilio Sabel. Sinisgalli collaborò anche alla sceneggiatura di un film fondamentale del compianto Alberto Lattuada: "Il cappotto". La pellicola fu premiata al V Festival di Cannes, e fu anche un'importante occasione per il giovane Renato Rascel che dimostrò le sue grandi doti di interprete drammatico.  



Cenni Storici
L'etimologia del nome del borgo potrebbe derivare - secondo alcuni studiosi - da Mons Morus (Monte del moro), nome attribuito in seguito all'occupazione saracena delle regioni del sud, oppure - secondo altri - potrebbe essere legato alla conformazione geologica del terreno sul quale sorge, alle pendici di un monte di pietra arenaria sovrastato da un banco di argilla, quasi monte su monte.

Il borgo di Montemurro risale all'anno Mille e la sua fondazione è da ricondursi alle frequenti incursioni dei Saraceni provenienti dalla vicina Grumentum - uno dei principali centri della Lucania per popolosità e commercio - le quali spinsero gli abitanti ad abbandonare la pianura e a costruire fortificazioni sulle colline circostanti. Nel corso del IX secolo infatti, molte città meridionali furono distrutte e devastate dalla furia dei Saraceni. 

Montemurro iniziò così ad estendersi, e con l'arrivo dei Normanni divenne un paese con una propria giurisdizione ed una propria economia fiorente, basata prevalentemente sull'agricoltura e sulla produzione di cereali, vini ed olio. Notevoli anche le attività artigianali che si svilupparono, principalmente la confezione delle funi, e la lavorazione delle pelli con un metodo detto "concia alla montemurrese", ancora in uso in alcune regioni del sud. Infine, accrebbe anche l'attività molitoria, con numerosi mulini sul territorio. Montemurro acquisì un'importanza tale, da avere anche una stazione militare. Si contavano ben 8.000 abitanti durante quell'epoca.

Nei secoli successivi, il borgo appartenne al feudo di Montescaglioso, della sede episcopale di Tricarico e fu dominio dei Sanseverino e dei Carafa.

Nell'800, Montemurro divenne protagonista assoluto nelle vicende che condussero all'Unità d'Italia nel 1861 grazie ad una delle figure più importanti del borgo, quella di Giacinto Albini, il "Mazzini lucano". Artefice della famosa insurrezione lucana, la rivolta antiborbonica liberò la Lucania. 

Anche Montemurro fu colpita dal fenomeno del brigantaggio postunitario, con l'ex pastore Antonio Cotugno, detto "Culopizzuto", tra i personaggi montemurresi più noti, capo di una banda che aderì alla protesta antisabauda.

Il declino cominciò col terremoto del 1857, seguito da una spaventosa frana nel 1907 e dal terremoto del 1980.

Nel 1857 Montemurro fu quasi completamente distrutto dal terremoto che ebbe proprio il piccolo borgo come epicentro. L'unico rione a salvarsi fu il rione Concerie, situato nella parte alta dell'abitato, zona che però non fu risparmiata da una rovinosa frana che seguì. Grazie al Palazzo Robilotta, uno tra i pochi edifici non colpiti, parte della frana fu contenuta. Seguì poi il terremoto del 1980, che insieme alle precedenti calamità naturali  dimezzarono la popolazione e scatenarono una forte emigrazione, perlopiù transoceanica, che ancora oggi non si è placata e rappresenta la piaga principale di questo grazioso borgo. 

Montemurro è anche il paese natale del poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli, nato nel 1908. Ingegnere e pubblicitario, lavorò tra Roma e Milano e fu collaboratore della Pirelli, della Finmeccanica, dell'Olivetti, dell'Eni e di Alitalia. Conseguita la laurea in ingegneria, Enrico Fermi lo volle tra i suoi allievi, ma Leonardo preferì dedicarsi alla poesia, grazie alla quale Ungaretti e divennero grandi amici. Appartenne alla generazione cosiddetta "inquieta", degli anni del fascismo, travagliata intellettualmente dal ventennio, dalla guerra e dall'avvento repubblicano. Le sue poesie infatti sono caratterizzate da sentimenti come l'amarezza, la disperazione, il vuoto. Dal 1953 al 1958 diresse la rivista culturale della Finmeccanica "Civiltà delle Macchine", da lui stesso fondata. Morì a Roma nel 1981 e la sua salma riposa nel cimitero di Montemurro, nella cappella di famiglia che lui stesso progettò.

Tra le altre personalità di spicco, vi furono Giuseppe Capocasale, filosofo nato nel 1754; Maria Padula, pittrice nata nel 1915; Gian Tommaso, Matteo e Gian Giacomo Manecchia, illustri pittori nati alla fine del '500; Sebastiano e Carlo Sellitto, pittori nati verso la metà del '600.

Carlo Selitto, in particolare, mostrò sin da piccolo una grande passione per la pittura, rivelando un'inclinazione particolare per i ritratti, che lo portò ad affermarsi come ritrattista più ricercato dall'aristocrazia partenopea. Tra le opere attribuite all'artista vi sono: l'Apostolo Pietro salvato dalle acque (Napoli, Chiesa di Santa Maria di Monteoliveto), San Carlo Borromeo (Napoli, Museo di Capodimonte), Adorazione dei pastori (Napoli, Chiesa Santa Maria del Popolo agli Incurabili), Santa Cecilia (Napoli, Museo di Capodimonte), Bacco (Francoforte sul Meno, Standelsches Kunstinstitut), Davide con la testa di Golia (Rodesia, collezione privata), Santa Lucia (Messina, museo nazionale), Visione di Santa Candida (Napoli, Chiesa di Sant'Angelo a Nilo, Cappella Brancaccio), Cristo Crocifisso (Napoli, Chiesa di Santa Maria di Portanova), Sant'Antonio da Padova (Napoli, Chiesa dell'Incoronata a Capodimonte), Madonna della Vallicella (Napoli, Quadreria dei Girolamini) e infine gli unici due dipinti dell'artista rimasti in terra lucana, Madonna del suffragio (Chiesa di San Luigi ad Aliano); Madonna del Suffragio tra san Francesco, san Domenico e anime purganti (Chiesa di Sant'Antonio da Padova a Melfi). Nel proprio testamento, l'artista indica anche numerose nature morte, paesaggi e ritratti, tra cui quello del Viceré di Napoli, Pedro Fernández de Castro e quello di San Bruno, esposto nel Musée des Beaux-Arts di  Strasburgo. 

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