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Mercato San Severino (SA)

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Foto Mercato San Severino (SA)
BENVENUTO NEL BORGO DI MERCATO SAN SEVERINO, LA PATRIA DEI SANSEVERINO, UNA DELLE FAMIGLIE PIU' POTENTI DEL REGNO DI NAPOLI!

Mercato San Severino è un borgo campano di circa 21.000 abitanti, adagiato nella Valle dell'Irno, alla confluenza dei torrenti Solofrana (l'antica Saltera) e Calvagnola (Rio Secco o "Resicco", nel Medio Evo), ai piedi dei Monti Piceni ... . Il territorio è ripartito in 22 tra frazioni e casali, ognuna ricca di storia e tradizioni che ne fanno un affascinante mosaico culturale. 

Centro abitato. Questo antico centro, che per secoli ha rappresentato uno dei più importanti snodi di comunicazione dell'intera regione, è composto da una parte medievale - dal centro storico con piazza Dante (comunemente detta piazza Sant'Antonio), via degli Orefici, piazza Garibaldi (Mercato Nuovo) - affiancata da un vasto ampliamento moderno, che si sviluppa alla destra del torrente Solofrana, ai lati di corso Diaz (l'antico decumano).

Castello dei Sanseverino. E' sicuramente il Castello Medievale dei Sanseverino l'attrattore storico culturale più importante della città. Con una superficie di oltre 50.000 mq, è la seconda fortificazione più grande d'Italia ed occupa la collina detta del "Parco". Si divide in tre cinte: la prima fa da corona ad una delle due colline su cui è distribuito il perimetro del castello, e comprende una zona militare (Piazza d’Armi), il quartiere artigiano, il palazzo signorile, la chiesa di Santa Maria de Castro e la cripta funeraria, la chiesa di S. Nicola de Castro, e un ambiente cosiddetto angioino, identificabile con la chiesa del convento di S. Francesco. La seconda cinta è occupata da una vera cittadella di oltre cento abitazioni occupate dal corpo militare addetto alla difesa del castello e al controllo dei traffici a valle. La terza cinta ha funzioni principalmente militari, e sul lato sud è caratterizzata da sette torrette.

Palazzo Vanvitelliano (ex Convento Domenicano). Uno dei Palazzi Rinascimentali più belli in assoluto dell'intera Regione Campania è sicuramente il Palazzo Vanvitelliano. Questo ex Convento Domenicano ha conservato il quattrocentesco impianto planimetrico originario fino al 1943, anno in cui la zona nord-ovest venne duramente colpita dai bombardamenti. I lavori di restauro del Settecento furono fatti nello stile in voga all’epoca, e la concomitanza del rifacimento del Palazzo con i lavori della costruzione del Reggia Borbonica di Caserta ad opera dell’Architetto Luigi Vanvitelli, nel corso degli anni ne ha fatto assumere il nome, benché sembrerebbe essere stata una impresa locale impegnata anche nel cantiere casertano ad assumere il lavoro e a riproporre a Mercato San Severino lo stile. Di grande effetto è la torre dell’orologio, sul cui prospetto è stato ripristinato con la tecnica dell’affresco un orologio solare.

Chiesa e Convento Francescano di Sant'Antonio. Chi visita Mercato San Severino non può assolutamente non entrare ad ammirare la Chiesa e Convento Francescano di Sant'Antonio. Si tratta di uno dei monumenti più significativi della valle dell’Irno, realizzato nel 1358 per accogliere i frati francescani. La Chiesa venne gravemente danneggiata da una devastante alluvione nella prima metà del Settecento, a seguito della quale fu quasi completamente ricostruita, assumendo l’attuale stile gotico arricchito con decorazioni barocche. L’interno della chiesa è un vero scrigno di opere d’arte e marmi policromi settecenteschi. L'opera pittorica di maggior richiamo è posizionata sul soffitto a cassettoni in legno, completamente dipinto a tempera. Di particolare valore è anche l’affresco che protegge l’antico armadio delle reliquie incassato nel muro e contenente i busti lignei dei santi. L’opera che più rappresenta la storia della città è l’imponente mausoleo di Tommaso III Sanseverino posizionato sul lato del presbiterio, un vero tesoro in marmo finissimo databile attorno al 1358 ed attribuito alla scuola del famoso scultore Tino da Camaino. Anche se di ridotte dimensioni, il mausoleo è molto simile a quello costruito in onore del Re Carlo d’Angiò a Napoli, a riprova della potenza della famiglia, molto vicina alla dinastia angioina. Tutta la chiesa è dunque ricca di opere ed ambienti di grande suggestione, non ultima la cappella dedicata alla Madonna di Pompei, la cui immagine su tela è oggetto di grande devozione in quanto appartenuta al beato Bartolo Longo. 

Mercato San Severino  è questo e molto altro ancora...

Curiosità

  • I cedri del Libano posti davanti all’istituto scolastico del 1929, sono stati dichiarati alberi monumentali. Sottoposti a tutela, gli alberi della scuola sono stati segnalati dagli alunni delle classi seconde del plesso Don Salvatore Guadagno del I Circolo Didattico di Mercato San Severino, guidati dall'insegnante Laura Bisogno. 

  • A Pandola di Mercato San Severino, il gestore della pizzeria "Addò Ciaccio", Giovanni Cerrato detto Ciaccio, nel 2017 è stato il vincitore della categoria "pizza classica" al Campionato Nazionale Pizza Doc.



Cenni Storici
Le prime documentazioni certe che attestano la presenza di nuclei abitati organizzati, risalgono all' VIII secolo d.C. ed in particolare all’area della Frazione Curteri, dove sono stati rinvenuti i ruderi di un insediamento romano, probabilmente una stazione di pedaggio utilizzata come dogana amministrativa e riscossione delle tasse al passaggio dei carri. All’epoca, l’imposta di pedaggio si pagava in funzione del numero delle ruote del carro: da lì il nome di rotaticum – rota. Un altro nucleo fondativo era probabilmente presente alla pendici della Collina il Parco avente il nome di "Mercato". Scavi in corso nell’area archeologica di San Marco a Rota ci consentono probabilmente di retrodatare la presenza romanica di diversi secoli, infatti le attività hanno l'obiettivo di portare in luce e di studiare, in maniera più approfondita, i resti delle strutture superstiti delle fasi più antiche di frequentazione ed occupazione monumentale del sito; si spera infatti di recuperare maggiori notizie in merito all'impianto della villa romana e della prima chiesa paleocristiana di San Marco a Rota. Lo sviluppo successivo avvenne con i longobardi di Arechi I, dove si ha notizia di un primo consistente popolamento della Valle, con la fondazione di diversi villaggi che ancora oggi la caratterizzano. Dell'invasione longobarda fu proprio Rota - intorno al 640 - a subirne le conseguenze. Infatti il complesso urbano-rurale venne distrutto allorché gli abitanti del luogo osarono tagliare la strada alle truppe di Arechi, dirette verso Salerno. E' accertato che Rota già nel IX secolo fosse un centro con una sua autonomia. Per comprendere l'importanza di Rota basta pensare che nell'840 la provincia di Salerno era formata dai gastaldati di Conza, Sarno, Lucania (Cilento), Rota e Salerno. Il vero sviluppo però si ebbe all’indomani della conquista Normanna dei Territori ad opera di Roberto il Guiscardo. Il condottiero Normanno assegnò il governo della valle ad uno dei Conti della sua corte, tal Turgisio, il quale assunse il nome di Turgisio de Rota. Era il 1066 e Turgisio appena insediatosi cominciò a depredare e conquistare tutti i territori limitrofi a quelli a lui assegnati, di cui molti di proprietà della potente Abbazia di Cava, la quale impose al Papa la scomunica di Turgisio. All’epoca la scomunica era un atto gravissimo e Turgisio per ottenere il perdono e la riabilitazione del Papa acquistò una reliquia di San Severino come atto di sottomissione al potere della chiesa assumendo da quel momento il nome di Troisio Sanseverino. Questo fu l’inizio di una dinastia tra le più importanti del meridione che per cinque secoli governò la Contea più grande del Regno di Napoli. I territori governati dai Sanseverino nel corso dei secoli si estesero per tutto il Cilento e la Basilicata, fino ad arrivare in Calabria e nelle Puglie. La Famiglia Sanseverino ricoprì i ruoli più importanti del Regno fino ad assumere i gradi di Vicerè, ma la loro potenza li spinse da sempre alla ricerca di una continua voglia di indipendenza ed autonomia dal potere Reale, in particolare della Casa Reale Spagnola, rendendosi protagonisti più volte di ribellioni e congiure. Questo astio con la casa reale spagnola li portò più volte a perdere i propri privilegi, sempre riconquistati fino al 1553 allorquando Ferrante Sanseverino Principe di Salerno si oppose a Carlo V ed all’inquisizione spagnola, guadagnando l’espulsione, la perdita di tutti i beni e la condanna alla dimenticanza perenne (Dannatio Memoria). Solo a partire dal 1924, ad opera di un prete dell’Abbazia di cava, Don Gregorio Portanova, originario di Mercato San Severino, ci è cominciato lo studio e la ricostruzione delle vicende di questa potente e meravigliosa famiglia che ci ha lasciato in eredità tante opere, monumenti e chiese sia nel comune di Mercato San Severino che nei luoghi da loro governati. Basti citare Il castello Marchiaroli a Teggiano, La Certosa di San Lorenzo a Padula o la Chiesa del Gesù a Napoli.

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Mercato San Severino informa:
Portale Turistico di Mercato San Severino, gestito dal Comune.

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