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San Paolo Albanese (PZ)

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Foto San Paolo Albanese (PZ)
BENVENUTO A SAN PAOLO ALBANESE, IL BORGO MENO POPOLOSO DELLA BASILICATA!

MIRË SE ERDHE!

San Paolo Albanese è un borgo lucano di soli 223 abitanti (160 famiglie), che sorge a 848 m sul livello del mare, sulle pendici del Monte Carnara ... . Il suo abitato, circondato dal Bosco Capillo, ricade nel Parco Nazionale del Pollino, affacciato sulla splendida Valle del Sarmento. 

In un periodo di mercificazione, quale quello attuale, il patrimonio storico-culturale di San Paolo Albanese, in tutte le sue sfaccettature, è sopravvissuto perché intensi sono stati gli sforzi e la volontà di conservarne le peculiarità. Il borgo mantiene infatti ancora oggi, a distanza di cinque secoli, la lingua, le tradizioni, il rito greco-bizantino, gli usi, e i costumi, in particolare gli abiti tradizionali femminili, ornati da ricami e colori vivaci, che tuttora le donne indossano. Gli abitanti del borgo, detti shënpaljot (sanpaolesi), parlano lingua italiana e arbëreshe (albanese). Secondo la tradizione storiografica più comunemente accreditata, successivamente alla caduta di Costantinopoli nel 1453, ed in particolare alla conseguente conquista nel 1532 del territorio di Korone, ad opera di Solimano I il Magnifico, si verificò una nuova e consistente ondata migratoria di profughi albanesi-coronei verso le coste del Regno di Napoli, dove una volta giunti, si sparsero in direzioni diverse: alcuni gruppi si portarono proprio sul versante orientale del Pollino. Il Museo della Cultura Arbëreshe custodisce, protegge e valorizza questa preziosa testimonianza storica del XVI secolo.

San Paolo Albanese ha saputo mantenere il rito religioso greco-bizantino nel corso di secoli, sebbene si rilevi una commistione col rito latino, riscontrabile ad esempio nell'architettura della Chiesa "Esaltazione Santa Croce", con navate e altari laterali. La settecentesca Chiesa Madre custodisce al suo interno icone bizantine di recente realizzazione, ed un particolarissimo affresco raffigurante un calice con un'ostia quadrata e una scritta in greco (Iesùs Cristòs Nikà); dettagli, questi, che indicano che la chiesa è stata usata per dire messa in rito greco. Esperienza molto interessante è assistere alla Santa Messa, celebrata - a seconda delle festività e del giorno - in lingua greca o albanese. 

Per gli amanti delle passeggiate nella natura incontaminata, si possono organizzare affascinanti escursioni sul Monte Carnara, dove dalla seconda metà di maggio fino alla fine della fioritura potrete ammirare una specie rara di fiore: la splendida Peonia pellegrina o peregrina, chiamata Banxhurna in lingua arbëreshë. Questo fiore con petali vellutati di colore rosso brillante che racchiudono uno stame giallo oro, è paragonato nella tradizione arbëreshë ad una donna bellissima. 

Il borgo di San Paolo Albanese è questo e molto altro ancora...

Curiosità

  • Visita guidata: E' possibile fare una visita guidata del borgo in compagnia della Sig.ra Teresanna Ferrara oppure della Sig.ra Rosangela Palmieri, che vi faranno fare un tuffo nella storia, nell'arte e nella religione davvero piacevole.

  • Ballo della Falce: A San Paolo Albanese, ancora oggi, durante la processione del Santo Patrono alcuni uomini fanno ancora ballare la falce davanti al grande trono votivo, himunea, realizzato da 360 buquetes di grano tenero e grano duro. Ernesto De Martino, per San Giorgio Lucano, ha descritto nella "messa del dolore" tutti i passaggi, dalla ricerca del capro espiatorio fino alla sua uccisione; a San Paolo Albanese si è conservata solo la fase del ballo della falce, che comunque evidenzia le integrazioni dei riti di propiziazione di Cerere e Demetra nel rito bizantino. La presenza del ballo della falce potrebbe accreditare anche la tesi sul primo insediamento della popolazione non nel territorio attuale bensì nel territorio di San Giorgio Lucano. 

  • Tutti sul Monte Carnara a vedere il Mare: Si racconta che in passato i bambini appena nati venivano portati sul Monte Carnara, affinché, sollevati sulle braccia, potessero vedere il Mar Ionio da cui erano giunti i progenitori, e le madri intonavano un canto dolce e nostalgico Oj e bukura More (Oh bella Morea).

  • Il Sabato di Shala: Secondo il racconto che gli anziani fanno del sabato di Shala (e shtunja e Shalës), in questa notte è possibile vedere i defunti che rientrano nel loro mondo, dopo la settimana, alla fine del carnevale, di commemorazione ad essi dedicata, durante la quale hanno goduto della libertà, concessa dal Signore Gesù, di coabitare con i vivi, sebbene in una condizione di invisibilità.

  • Tradizioni: Gli abitanti sono molto legati alle tradizioni, soprattutto nel rituale matrimoniale e funebre.

Citazioni famose

  • “Banxhurna ka Karnara” è una peonia selvatica, che fiorisce spontanea in un areale di pochi ettari di terreni incolti, intorno al Timpone della Guardiola di Monte Carnara, a San Paolo Albanese. Dopo aver percorso la mulattiera lungo la querceta del Bosco Capillo ed aver superato la fontana del Caprio, a 1200 metri s.l.m., mi siedo a rimirare ad est il mar Jonio e ad ovest il Massiccio del Pollino. Mi avvolgono i colori e l’odore del campo di peonie, in cui sono immerso. Il rosso purpureo ed il velluto dei petali mostrano lo splendore di una natura incontaminata e la rara ed incantevole bellezza di un fiore, capace di competere con la bellezza delle rose.  [...]  La peonia “peregrina” di Monte Carnara mi evoca, con la sua mirabile sintesi di molteplici valori, naturali e culturali, il simbolo superbo di una capacità ostinata dell’umanità di conservare e di salvaguardare nella sua complessità e nella sua interezza, nella sua globalità, un patrimonio, che non è un patrimonio immobiliare da vendere. Cit. Annibale Formica in un articolo su IL QUOTIDIANO della Basilicata del 18 dicembre 2002. 



Cenni Storici
La comunità arbëreshe di San Paolo Albanese è una piccolissima minoranza etnico-linguistica di origine albanese, vissuta, per quasi cinque secoli, in totale isolamento, che mantiene attuali le singolari ed autentiche tradizioni, gli usi, i costumi, la lingua, il rito religioso greco-bizantino, le feste popolari, i resti materiali, gli ambienti naturali ed umani, la memoria, le radici, l'identità.

È una comunità, di appena quattrocento abitanti, formata da profughi albanesi insediatasi nelle terre impervie e aride, che furono loro concesse dai regnanti di Napoli. È approdata qui, come altre comunità nel resto dell'Italia meridionale, tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, fuggendo dalle coste orientali dell'Adriatico, dopo la morte dell'eroe Giorgio Castriota Skanderbeg, nel 1468, la caduta di Corone e l'invasione ottomana dei territori balcani. La loro è la storia di un esodo di intere famiglie, con la propria cultura e i propri valori. Si sono portati dietro, insieme ai cuori e agli affetti, i ricordi, la storia, il lavoro, i bisogni umani, le masserizie per abitare una nuova terra, dove hanno potuto continuare a far germogliare vite, speranze ed attività. Dedite inizialmente quasi solo alla pastorizia, si sono fermate ed hanno costruito i loro insediamenti, le loro case; hanno segnato, con le loro attività umane, con le loro opere, i luoghi, il paesaggio.

Soggetta, poi, a nuovi fenomeni migratori verso le Americhe, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, e verso il Nord Europa e Nord Italia, negli anni '60, la popolazione rimasta vive in condizioni di arretratezza, di emarginazione, di disagio economico e sociale; ha un alto tasso di invecchiamento; è in avanzatissimo e minacciosissimo declino demografico.

Resta, ciononostante, portatrice di una diversità linguistica, che è il segno distintivo della propria specificità arbëreshe. L'arbëresh di San Paolo è una lingua ancora non scritta e non letta; conserva forme ed usi linguistici arcaici, da cui, tuttavia, è possibile attingere per conoscere la storia della comunità. Gli studi di antropologia culturale possono permettere di ricostruire il percorso storico della diversità linguistica arbëreshe, quale paradigma della identità e della cultura che l'hanno generata.

Dalla distribuzione dei tipi linguistici, prima e dopo l'immigrazione delle genti albanesi in Basilicata, studiata dal Racioppi nel 1889, si ha modo di rilevare come, durante il medioevo, i "popoli della Lucania e della Basilicata" siano stati capaci di assimilare fino in fondo la "grecità" millenaria radicata in regione. Non sono riusciti, invece, ad assorbire le poche migliaia di Albanesi arrivati nel meridione d'Italia e in Basilicata, dalla metà del XV secolo in poi. Gli Albanesi, cioè, non hanno perso la propria identità; hanno resistito all'assimilazione.

Nel mantenimento della loro diversità un ruolo forte l'hanno giocato proprio le condizioni di minoranza etnica, di marginalità geografica e di isolamento socio-economico, cui sono stati destinati, costretti. Si sono sommate, poi, le ragioni di una cultura agro-pastorale, materiale, "analfabeta". I fenomeni di "mescolanza" con le popolazioni indigene, infatti, fino agli inizi del 1900, sono stati quasi del tutto assenti; i matrimoni, per esempio, nei secoli precedenti avvenivano praticamente tutti tra coniugi appartenenti entrambi a comunità albanesi.

Nel territorio del Parco Nazionale del Pollino la presenza della minoranza etnico-linguistica di San Paolo Albanese è, oggi, una risorsa culturale unica e irripetibile; è, nell'area protetta più grande d'Europa, una emergenza rilevante, al pari degli eccezionali valori naturali e scientifici del pino loricato.

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