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Il Bosco dell’Amendola a Guardia Perticara

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Indirizzo
GUARDIA PERTICARA (PZ)
VIA

Descrizione
Itinerario circolare che prevede un avvicinamento in auto da Guardia Perticara al ponte di Tuorro. Punto di partenza e arrivo: galleria presso il ponte di Tuorro. Lunghezza del percorso a piedi: 13,6 km ... . L’escursione richiede buon equipaggiamento per i lunghi tratti sassosi, acqua, provvi - ste e protezioni contro il sole. Adatta a escursionisti esperti. Non adatta ai bambini. Dislivello: 641 metri. Tempo di percorrenza: 3-4 ore (escluse le soste). Punti d’appoggio: nessuno. Quota massima raggiunta: 781 m al km 5,4. Dove mangiare: presso l’area attrezzata del Bosco dell’Amendola. Quando andare: dall’autunno alla primavera; in estate solo nelle giornate fresche; evitare i periodi susseguenti a forti piogge. Per seguire il percorso è consigliabile l’uso della traccia gps scari - cabile all’indirizzo: http://www.sentieridautore.it/GPStracks_va - sentiero.it/Sentieridautore.html Questa lunga passeggiata prevede un tratto di avvici - namento in auto, fino sul fondovalle Sauro, presso il ponte di Tuorro. Si lascia dunque il capoluogo per rag - giungere il crocicchio (alt. 686) con la ex-statale 103. Qui vicino fu rinvenuta la necropoli che rese celebre Guar - dia Perticara nella storia dell’archeologia per la dovizia di ritrovamenti, risalenti all’età del Bronzo e successivi. Senza seguire la statale si imbocca la strada secondaria che scende a destra, quindi dopo pochi passi, ancora verso destra. Si dirige verso il fondovalle del Sauro. Si sfila sotto il paese, le cui case si dispongono in lunga fila sul dorso del colle che si protende verso la valle. Il paesaggio conserva un buon assetto agricolo, con semi - nativi e piante di ulivo, ma si impongono anche frasta - gliate macchie boschive con grossi cerri. Si supera un segheria a ricordare la grande, e purtroppo decimatarisorsa di questa regione: il bosco. Non a caso l’antico nome di Lucania deriva proprio dal termine latino ‘lucus’, bosco. Più avanti la visuale si allarga e, ai lati, si stendono vasti seminativi su terreni ondulati. Piante di ulivo e grosse quercie punteggiano la campagna. Sul fondo si profila già la boscosa collina dell’Amendola (o Mennela, secondo il dialetto locale). A un tratto si affianca la non più abitata Masseria della Chiusa (alt. 535). Gran parte di questi vecchi presidi colonici sono in abbandono, altri invece sono stati ristrutturati e ospitano fiorenti aziende agricole. Una larga curva, sempre in discesa, fa riportare lo sguardo sul colle di Guardia Perticara, da cui spunta il campanile della parrocchiale. Un paio di altre curve mettono in fine nel fondovalle, accanto al Fosso della Valle delle Pietre (o di Valle Preta) in corrispondenza del punto di partenza della precedente escursione. Si continua lungo la strada asfaltata. Il greto disordinato del fosso confluirà, più a valle, nel Sauro. Si giunge così all’altezza di una vecchia galleria (sulla destra) scavata in un possente strato, ricordata anche nel film Basilicata coast to coast, di arenaria dove si può parcheggiare l’auto. A piedi si può attraversare la galleria e alla sua uscita, dirimpetto alla Valle del Sauro, volgendo verso destra, su una stradina campestre, pure asfaltata, si avvicinano diverse cavità rupestri, scavate nell’alta parete di arenaria. Si tratta di vecchie strutture connesse alla pastorizia, con fienili, stalle, spazi per la lavorazione del latte e piccoli ricoveri per i pastori. Si torna a ritroso, attraverso la galleria, e ora, iniziando l’escursione, si impegna il ponte (alt. 428) che attraversa il fosso cominciando a risalire sull’altro versante del vallone. La strada è sempre su asfalto, ma si stringe di larghezza; il traffico è nullo.Questa località ha nome Tuorro e richiama alla mente l’antica, fertile e scomparsa città di Torri, città vescovile. In effetti, a esplorare bene la zona si scorgono ancora, fra i rovi e i cespugli, gli avanzi di murature, lastricati e anche brani di un vecchio cimitero, franato nella valle. Che si sia in presenza di memorie antiche lo conferma un vecchio testo - la Storia della Basilicata di G. Racioppi, del 1889 - laddove ricorda che «merita speciale menzione la città o castello di Turri, feudo di due militi e che era senza dubbio abitata ancora nel 1237 (...) Un vescovo di essa, a nome Giovanni, vi fu nel XI secolo (la città) si trovava tra Armento e Guardia e oggi nei campi a mezzodì di Guardia alcuni avanzi di vecchie rovine esistono ancora». Altre fonti riportano la distruzione della città nel 1031 da parte dei feroci Saraceni, ma evidentemente, anche dopo la distruzione, per parecchio tempo, Torri continuò ad essere, almeno parzialmente abitata. Furono probabilmente i dissesti erosivi provocati dai torrenti a rendere infine il luogo inabitabile. In effetti, a parte ideclivi oggi destinati a verdi praterie, il resto della zona è segnata da profonde ferite provocate dall’impeto delle acque, dall’instabile componente del suolo. I morbidi fianchi delle collina sono a volte, improvvisamente, aggrediti dalle frane mostrando la nuda crosta delle sabbie consolidate e delle argille. Se si pone attenzione a queste spoglie pendici e ai suoi sottili strati si noterà la presenza di segni fossili risalenti al Pleistocene (due milioni e mezzo di anni or sono), quando l’intera zona e una buona parte della Basilicata era ancora sotto il livello marino. La strada prende quota con ampie curve e aggira la bella struttura in pietra della Masseria Martelli (alt. 499), guardata da uno vero zoo di animali domestici. Lo sguardo punta verso l’ormai lontana Guardia Perticara e la sottostante Valle del Sauro. Ora il bosco inizia a stendere sulla strada la sua ombrosa cortina. Si continua a salire. Il fondo stradale si degrada e, all’asfalto, si alternano tratti sterrati chiusi da folti cespugli di euforbia. Si raggiunge Masseria Maggiore (m 584), usata come stazzo per le greggi, in stupenda posizione panoramica. Dove la strada perde definitivamente l’asfalto, a circa 650 metri d’altezza, emerge verso, destra, lontana, la cupola di Monte Sirino. Qui il bosco si presenta con una macchia cespugliosa da cui si riconoscono le specie più caratteristiche del sottobosco, in particolare il terebinto, e una dominanza arborea della lecceta. La stradina s’insinua su per il fianco del colle con un andamento tortuoso che non lascia indovinare una meta. Cammin facendo alla macchia subentrano cortine di alberi, ben più densi e ombrosi. Si è ormai all’interno del Bosco dell’Amendola, il più vasto e pregiato del territorio di Guardia Perticara (330 ettari, di cui 170 a destinazione forestale): un cancelletto indica l’ingresso nell’area attrezzata comunale, a circa 750 metri d’altezza. Ha la particolarità di far convivere assieme numerose specie arboree: lecci, cerri, farnetti, roverelle e in misura minore carpini, ornielli, aceri. Come accade in momenti storici di stravolgimento delle economie locali, il bosco oggi non è più una risorsa primaria per la popolazione. Per questa ragione anche nel Bosco dell’Amendola è in atto un processo di rinaturalizzazione spontanea che porterà alla crescita di alberi ad alto fusto ricreando l’abito vegetale originario.Dopo buon tratto la strada approda al Rifugio Forestale. Qui è stata allestita un’area attrezzata, con panchine e fontana. Dopo una meritata sosta si riprende il cammino. Dopo un breve tratto pianeggiante, occorre fare attenzione e imboccare verso destra, a quota 760 (N 40°21’26”81 - E 16°08’44”08), un carrareccia che, dopo un primo tratto incerto, si consolida e scende in direzione della località Casone. É un cammino di dorsale, in totale solitudine, negli anfratti più nascosti del bosco. É la wilderness della zona che non deve inquietare sebbene si ci trovi lontano dalle abitazioni, al cospetto delle presenze nascoste della natura: richiami di animali, rumori invisibili, orme di passaggi animali, il soffio del vento. Dai ruderi del Casone (alt. 514) si prosegue verso est lungo la traccia segnata, continuando in discesa, e si perviene al fondo del vallone del Fosso da Rocca (alt. 406), che divide il territorio di Guardia Perticara con quello di Gorgoglione. Seguendo verso valle il letto sassoso del fosso si giunge alla confluenza con il Sauro (alt. 367). Da qui si fa ritorno verso il ponte di Tuorro e la galleria costeggiando su una traccia carrabile la sponda idrografica sinistra del torrente (destra per chi segue il cammino), sotto aride e franose pendici e i ruderi di vecchi ovili: un percorso che le vecchie mappe indicano come ‘Tratturo regio’, ovvero il tragitto di transumanza delle greggi dalle montagne lucane verso la piana metapontina. Sempre tenendo sulla sinistra il greto del fiume, dopo buon tratto di cammino, si torna al punto ove si era lasciata l’auto.

Di buon mattino è facile scorgere una lepre nelle campagne attorno a Guardia Perticara.

le imponenti forme calanchive che frastagliano il versante della Valle del Sauro.

L’erosione meteorica ed eolica compone bizzarre sculture.

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Questa sezione contiene suggerimenti di itinerari. Le informazioni contenute hanno carattere puramente indicativo e possono contenere errori o inesattezze. Prima di cominciare l'escursione, accertarsi sempre delle effettive condizioni del percorso e delle condizioni meteo. Scegliere sempre escursioni adatte alle proprie capacità e al proprio allenamento. Si declina ogni responsabilità per fatti derivanti dall'utilizzo delle informazioni contenute in questa scheda. Le escursioni sono effettuate sotto l'esclusiva responsabilità dei singoli escursionisti.
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